Nelle biblioteche dei Castelli Romani sta per nascere un nuovo tipo di catalogo: non solo libri, ma anche semi da prendere in prestito, coltivare, conoscere e restituire alla comunità.
Gli utenti potranno scegliere i semi disponibili, approfondirne la storia e le tecniche di coltivazione e, al termine del ciclo naturale, riportare nuovi semi puliti e asciutti, contribuendo così ad alimentare un patrimonio condiviso. Il servizio sarà inoltre integrato nel sistema di prestito interbibliotecario, così da permettere ai “kit di semi” di circolare tra le biblioteche e trasformare la Seed Library in un vero servizio di rete.
In preparazione dell’avvio sperimentale della Biblioteca dei Semi, previsto per il prossimo mese di giugno, si sono svolte due giornate di approfondimento e formazione dedicate al significato culturale e ambientale della biodiversità agricola. Il percorso ha permesso di mettere a fuoco come i semi non siano soltanto una risorsa naturale, ma il risultato di una lunga co-evoluzione tra ambiente vulcanico, specie vegetali e cultura contadina. Nei Castelli Romani, infatti, gli orti non sono semplici luoghi di coltivazione, ma spazi di memoria, paesaggio e saperi tramandati. Generazioni di contadini hanno selezionato e custodito semi capaci di adattarsi al suolo vulcanico, al clima e alle stagioni, costruendo nel tempo un patrimonio prezioso che oggi rischia di andare perduto.
Le giornate formative, organizzate dalla Fondazione Cultura Castelli Romani e condotte da Roberto Salustri, direttore tecnico-scientifico dell’EcoIstituto RESEDA, hanno rappresentato un passaggio importante nella costruzione del progetto “Biblioteca dei Semi – Semina di Cultura”, promosso nell’ambito del Sistema Bibliotecario dei Castelli Romani.
Il progetto prenderà avvio in forma sperimentale in tre Biblioteche: Genzano di Roma, Colle di Fuori (Rocca Priora) e Ciampino.
Con “Seminare Cultura”, la biblioteca si conferma ancora una volta non solo luogo di lettura e conoscenza, ma spazio civico capace di generare comunità, custodire memoria e immaginare il futuro del territorio. Conservare i semi significa infatti custodire biodiversità, ma anche identità, conoscenze, relazioni con la terra e pratiche comunitarie.
Da qui nasce l’idea di una Biblioteca dei Semi: unire tradizione contadina e conoscenza scientifica per trasmettere alle nuove generazioni il valore della cura, della condivisione e della responsabilità verso il territorio.